La Rosa: Storia e Tradizione

 In giardinaggio

Preferisco avere rose sul mio tavolo che diamanti sul mio collo.
(Emma Goldman)

Non ricordo quando ho deciso che la Rosa era il mio fiore preferito, devo essere stata molto piccola.
Delle Rose amo tutto, la forma, il colore, i piccoli boccioli, i petali vellutati e soprattutto il profumo.
La Rosa è da secoli simbolo di amore, devozione, ammirazione, bellezza, perfezione e mistero.
Fra i suoi estimatori si annoverano personaggi celebri: la poetessa greca Saffo la definì regina dei fiori; la Regina egiziana Cleopatra la sostituì all’antico loto asiatico ed accolse Antonio con un tappeto di rose; l’Imperatore romano Giulio Cesare amava ornarsi il capo con corone di rose; Nerone e Poppea spendevano cifre favolose per circondarsi e ornare la reggia con questo fiore e durante i loro baccanali facevano piovere petali di Rose dal soffitto; l’Imperatrice francese Giuseppina Bonaparte alla Mailmaison creò il giardino di rose più famoso del suo tempo.

TRA MITO E STORIA

Narra la leggenda che sia stata Venere a donarle la bellezza e Dioniso l’inconfondibile aroma.
Di origine nordica, si diffuse in Persia circa 5000 anni fa. Gli antichi giardini della Persia abbondavano di Rose tanto che in persiano una sola parola indicava “rosa” e “fiore”.
Dalla Persia la Rosa fu portata in Babilonia dove diventò un simbolo dell’autorità dello Stato.
Era tenuta in grande considerazione nell’Antica Cina; dagli scritti di Confucio sappiamo che ai suoi tempi (551-479 a.C.) l’Imperatore cinese possedeva nella sua biblioteca centinaia di libri sulla cultura della Rosa. Ai Cinesi del V secolo a.C. era già noto l’olio di Rosa, il cui uso era permesso soltanto ai nobili e ai dignitari di corte; qualora un uomo di classe inferiore fosse stato trovato in possesso anche di una piccola quantità del prezioso olio, veniva condannato a morte.
Dall’Oriente la Rosa giunse in Grecia – Omero ne dà testimonianza nell’Iliade, IX secolo a.C.; Erodoto (484-430 ca. a.C.), in particolare, descrive le Rose del giardino di Re Mida il quale, esiliato in Macedonia, trasferì in quelle terre le piante dalla Frigia: vi era anche una Rosa che ripeteva la fioritura, cosa assai rara in quei tempi, pare si trattasse della Rosa damascena bifera – e venne successivamente introdotta a Roma poco prima della nascita di Cristo, diventando una mania.

ROSA DAMASCENA BIFERA
ROSA MOSCHATA

Nel mondo greco-romano il culto della Rosa raggiunse il suo apice.
Le Rose vennero cantate da Virgilio nelle Georgiche, descritte da Plinio il Vecchio nella sua Historia Naturalis, testimoniate da Orazio nelle Odi. Seneca ne condannò l’uso smodato. Di Rose venivano cinte le statue di Venere, di Ebe, di Flora, di Giunone e di Imene. Corone di Rose adornavano le statue di Dioniso ed erano al collo delle sue scatenate seguaci, le Baccanti. Durante i giochi pubblici le strade di Roma erano cosparse di petali di Rose.
La richiesta era talmente elevata che i Romani introdussero la tecnica della fioritura forzata in serre riscaldate per avere più raccolti durante l’anno per non ricorrere alle costose importazioni dal Nord Africa.
Persiani, Greci e Romani – e anche Cinesi – la coltivavano sia a scopo ornamentale sia per estrarne il prezioso olio essenziale.
Con l’avvento del Cristianesimo la Rosa conobbe un periodo buio in quanto i primi cristiani videro in essa un simbolo del paganesimo e della lussuria.
Tuttavia i fedeli non seguirono molto i loro teologi e continuarono a coltivare le Rose, introducendole nelle chiese e nel rito, finchè la Chiesa si rese conto che conveniva accogliere certe espressioni del paganesimo e trasformarle in segno piuttosto che demonizzarle.
Venne così introdotto il Rosario e nelle litanie la madre di Cristo è chiamata “Rosa mystica” ed anche “Rosa senza spine”.
In seguito Carlo Magno, il più grande proprietario terriero dell’Europa del suo tempo, nel manoscritto Capitulare de villis vel curtis imperii (databile tra il 770 e l’800), impose la coltivazione delle Rose nelle terre di sua proprietà.
Successivamente alla caduta dell’Impero Romano, a seguito dell’invasione dell’Europa da parte degli Arabi, anch’essi grandi estimatori delle Rose, si assistette all’importazione di specie e varietà asiatiche in Europa e viceversa.
Durante i secoli bui le Rose trovarono rifugio nei monasteri, dove di regola almeno uno dei monaci di ogni comunità doveva intendersi di botanica e delle virtù medicinali delle erbe e dove vennero conservate diverse specie e varietà che altrimenti sarebbero andate perdute.
I reduci delle Crociate tornarono in Europa occidentale, in particolare in Francia, con esemplari di Rosa, presumibilmente damascena.
In quel periodo in Inghilterra la Rosa divenne un fiore araldico. Nel 1455 scoppiò la celeberrima Guerra delle Due Rose tra la casata degli York e quella dei Lancaster, i primi con uno stemma raffigurante una Rosa bianca (presumibilmente la Rosa alba incarnata) e i secondi una Rosa rossa (la Rosa gallica red damask).
Nel XVI secolo i roseti divennero una moda ed i collezionisti contribuirono alla produzione di nuove specie interessanti. In quel periodo venne introdotta la Rosa moschata proveniente dall’Himalaya.

Tra il XVI ed il XVII secolo l’Olanda divenne un grande centro di coltivazione delle Rose e vennero create numerose varietà tra cui la più importante è la Rosa centifolia muscosa, una Rosa superba dal fiore opulento e profumato che fu di ispirazione a tanti artisti fiamminghi che la ritrassero nei loro dipinti.

ROSA CENTIFOLIA MUSCOSA

Nel XIX secolo la Francia ebbe un ruolo fondamentale nella ricerca, classificazione ed evoluzione della Rosa, molto per merito dell’Imperatrice Giuseppina la quale, come detto, cominciò a coltivarle nel suo giardino alla Mailmaison nel 1804; nel 1814, nel giro di soli 10 anni, nel giardino vi erano tutte le specie allora conosciute.
L’impulso dato dall’Imperatrice alla cultura della Rosa fu determinante. La passione per le Rose si estese rapidamente dalla Francia alle isole britanniche, all’Europa occidentale, all’America e all’Australia.
In quel periodo alle specie europee si aggiunsero nuove specie asiatiche, provenienti dalle colonie indiane inglesi e francesi e fecero ingresso in Europa le Rose cinesi dalla fioritura ripetuta.
Le Rose, soprattutto muscose, diventarono una vera e propria moda tanto da essere rappresentate in porcellane, ceramiche e decorazioni varie.
A seguito dell’introduzione delle Rose cinesi l’ibridazione si rivolse alla ricerca della rifioritura massima e di ibridi dalle tinte molto forti, a scapito del profumo e dell’opulenza romantica delle Rose antiche, trascurando molte varietà che però grazie alla tenacia di alcuni collezionisti non andarono completamente perdute.
A partire dagli anni ’70 del secolo scorso sono state reintrodotte nelle coltivazioni nuove varietà come le Rose inglesi di David Austin che coniugano il fascino delle forme opulente alla fragranza caratteristica delle Rose storiche e all’assortimento di colori delle Rose moderne.

LA ROSA NELL’ARTE

Artisti e botanici si sono susseguiti a disegnare le rose in tutta la loro bellezza.
Tra questi, Pierre-Joseph Redoutè ha acquerellato i più bei ritratti di rose. Fu soprannominato “il Raffaello dei Fiori” e dal 1798 godette della protezione di Giuseppina de Beauharnais la quale, alcuni anni più tardi, fece di lui il suo pittore ufficiale.

Con questa introduzione rendo omaggio alla Regina dei Fiori a cui mi sono ispirata per il nome del mio blog.
Nei prossimi giorni pubblicherò post di contenuti, se non l’avete ancora fatto iscrivetevi alla newsletter e fatemi avere i vostri commenti all’indirizzo info@tralerose.com

I’d rather have roses on my table than diamonds on my neck.
(Emma Goldman)

I don’t remember when I decided that Rose was my favorite flower, I must have been a very small girl.
I love everything about Roses, the shape, the color, the small buds, the velvety petals and above all the perfume.
The Rose has been a symbol of love, devotion, admiration, beauty, perfection and mystery for centuries.
The Rose has always had enamoured connoisseurs: the Greek poet Sappho called her queen of flowers; the Egyptian Queen Cleopatra replaced her with the ancient Asian lotus and welcomed Antonio with a carpet of Roses; the Roman emperor Julius Caesar loved to adorn his head with crowns of Roses; Nero and Poppea spent fabulous figures to surround themselves and decorate the palace with this flower, and during their bacchanas they rained rose petals from the ceiling; the French Empress Giuseppina Bonaparte at the Mailmaison created the most famous Rose garden of her time.

BETWEEN MYTH AND HISTORY

Legend has it that Venus gave her beauty and Dionysus the unmistakable aroma.
The Rose has northern origin and spread in Persia about 5000 years ago. The ancient gardens of Persia abounded with roses, so much that in Persian only one word indicated “rose” and “flower”.
From Persia the Rose was brought to Babylon where it became a symbol of the state authority.
It was held in high regard in Ancient China; from the writings of Confucius we know that in his time (551-479 BC) the Chinese Emperor owned in his library hundreds of books about the culture of the Rose. The Chinese people of the 5th century BC already knew Rose oil, whose use was allowed only to nobles and court dignitaries; if a man of inferior class had been found in possession of even a small quantity of the precious oil, he was condemned to death.
From the East the Rose arrived in Greece – Homer bears witness in the Iliad, ninth century BC; Herodotus (484-430 BC), in particular, describes the roses of the garden of King Midas who, exiled in Macedonia, moved the plants from Frigia to those lands: there was also a Rose that repeated the flowering, something very rare in those days, it seems to be the damask Rose bifera – and was later introduced to Rome just before the birth of Christ, becoming a mania.

DAMASK ROSE
MUSK ROSE

In the Greek-Roman world the cult of the Rose reached its peak.
The Roses were sung by Virgil in the Georgics, described by Pliny the Elder in his Historia Naturalis, testified by Horace in the Odes. Seneca condemned its excessive use. The statues of Venus, Ebe, Flora, Juno and Hymen were surrounded by roses. Rose crowns adorned the statues of Dionysus and were around his wild followers, the Bacchae. During public games the streets of Rome were strewn with rose petals.
The demand was so high that the Romans introduced the technique of forced flowering in heated greenhouses to have more crops during the year so as not to resort to expensive imports from North Africa.
Persians, Greeks and Romans – and also Chinese – cultivated it both for ornamental purposes and to extract its precious essential oil.
With the advent of Christianity Rose experienced a dark period as the early Christians saw it as a symbol of paganism and lust.
However, the first Christians did not follow their theologians very much and continued to cultivate the Roses, introducing them in the churches and in the rite, until the Church realized that it was better to accept certain expressions of paganism and turn them into signs rather than demonize them.
So the Rosary was introduced and in the litanies the mother of Christ is called “Rosa mystica” and also “Rosa without thorns”.
Later Charlemagne, the largest landowner of Europe of his time, in the manuscript Capitulare de villis vel curtis imperii (datable between 770 and 800), imposed the cultivation of roses in the lands of his property.
After the fall of the Roman Empire, following the invasion of Europe by the Arabs, who were also great admirers of the Roses, Asian species and varieties were imported in Europe and vice versa.
During the dark centuries the Roses found refuge in the monasteries, where at least one of the monks of each community had to refer to botany and the medicinal virtues of the herbs and where various species and varieties were conserved that would otherwise have been lost.
The veterans of the Crusades returned to Western Europe, particularly to France, with specimens of Rosa, presumably damask Rose.
At that time in England the Rose became a heraldic flower. In 1455 the famous War of the Two Roses broke out between the House of York and that of Lancaster, the first with a coat of arms depicting a white Rose (presumably Rose Dawn incarnata) and the latter a Red Rose (Gallic Rose red damask).
In the sixteenth century rose bushes became a fashion and collectors contributed to the production of new interesting species. At that time the Rosa moschata from the Himalayas was introduced in Europe.

Between the sixteenth and the seventeenth centuries Holland became a great center for the cultivation of Roses and many varieties were created, among which the most important is the Rosa centifolia muscosa, a superb Rose with an opulent and fragrant perfume that was inspiration to many Flemish artists that portrayed it in their paintings.

CANTIFOLIA ROSE

In the nineteenth century France played a fundamental role in the research, classification and evolution of the Rose, much thanks to the Empress Giuseppina who, as said, began to cultivate them in her garden at the Mailmaison in 1804; in 1814, in only 10 years, in the garden there were all the species then known.
The impulse given by the Empress to the culture of the Rose was decisive. The passion for Roses spread rapidly from France to the British Isles, Western Europe, America and Australia.
At that time, new species from Asia were added to the European species, coming from the British and French Indian colonies, and the Chinese roses with repeated flowering entered Europe.
The Roses, especially mossy ones, became a real fashion so much to be represented in porcelain, ceramics and various decorations.
Following the introduction of the Chinese roses the hybridization pursued the maximum re-flowering and hybrids with very strong colors, to the detriment of the perfume and romantic opulence of the ancient Roses, neglecting many varieties that, however, thanks to the tenacity of some collectors were not completely lost.
Since the 70s of the last century new varieties like the English Roses of David Austin have been reintroduced into the cultivations, combining the charm of the opulent shapes with the characteristic fragrance of historical roses and the assortment of colors of modern Roses.

THE ROSE IN THE ART

Artists and botanists have succeeded in drawing Roses in all their beauty.
Among these, Pierre-Joseph Redoutè has watercolored the most beautiful portraits of roses. He was nicknamed “the Raphael of the Flowers” and from 1798 he enjoyed the protection of Giuseppina de Beauharnais who, some years later, made him his official painter.

With this introduction I pay tribute to the Queen of Flowers which I’ve been inspired for the name of my blog.
In the coming days I will publish content posts, so if you haven’t already done, subscribe to the newsletter and let me have your comments at the address info@tralerose.com

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Showing 15 comments
  • Kizzy
    Rispondi

    Blog elegante
    Parole che profumano
    Foto incantevoli
    Sapore di … casa

  • Nadia
    Rispondi

    Elegante come solo tu sai essere.
    In bocca al lupo Iaia

  • Marisol
    Rispondi

    Stat rosa pristina nomine, nomine nuda tenemus.

    • admin
      Rispondi

      Grazie Collega, da te non mi aspettavo nulla di meno

  • Daniele
    Rispondi

    Bellissimo, sarà sicuramente un piacere scoprire le tue idee e i tuoi consigli, non vedo l’ora… Buon inizio eee… In bocca al lupo

    • admin
      Rispondi

      Crepi il lupo! Grazie caro, continua a seguirmi.

  • Ornella
    Rispondi

    Bellissima l introduzione, sarà un piacere seguirti.

  • Giovanna
    Rispondi

    Parole profumate e delicate! Complimenti. Amo le rose e tutti i fiori, quando li curo e li osservo mi piace pensare che finché ci sono loro in giardino non si è mai soli ! 💕

  • Adri
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    I fiori sono come la musica,impossibile vivere senza…..🥀un’idea molto bella la tua,Che nasce in un giorno speciale…🥂doppi AUGURI 😙

  • Marzia
    Rispondi

    Fa pensare alla cipria al talco al bello al.delicato al profumato…….sarà un successo Ilary cara…..questo è certo

    • admin
      Rispondi

      Grazie cara, è un piacere leggere le tue parole. A presto!

  • Marica
    Rispondi

    Quando un fiore sboccia si apre al mondo e si dona con tutto il suo essere e non c’è dono più bello di schiudersi alla luce del mondo. Che possa essere per te un luogo in cui tu possa fiorire come la rosa che sei.

  • Sara
    Rispondi

    Ciao Ilaria,
    Grazie per i tuoi preziosi consigli. Anche io amo molto le rose. Ti auguro buona fortuna e il sito con il suo colore è rassicurante ed elegante. Brava Ilaria!

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    Rispondi

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